Sourceforge: Open source non troppo ‘open’

Nei giorni scorsi, la nota piattaforma di software open source Sourceforge ha bloccato completamente l’accesso a tutti coloro che vivono nei paesi contenuti nella lista nera dell’OFAC, causando non poche polemiche.
Non è una novità di questi giorni che Sourceforge vieti l’accesso ai propri siti ad alcuni naviganti appartenenti ad una sorta di black-list del governo americano. Fino a qualche tempo fa, coloro che vivono in Iran, Corea del nord, Cuba, Sudan e Siria, avevano solo la possibilità di navigare tra le pagine del portale senza poter contribuire in alcun modo al mondo dell’open source. Nei giorni scorsi invece, l’accesso al portale, è stato completamente proibito a seguito di un adeguamento del servizio alle nuove leggi americane, in quanto i cinque paesi di cui sopra, non godono di buoni rapporti con il governo USA.
L’adeguamento alle nuove politiche è stato implementato dal team di Sourceforge, con introduzione di un blocco automatico per particolari categorie di IP. Quest’azione però, è andata contro alcuni dei pilastri portanti del mondo open source, di cui lo stesso Sourceforge si fa promotore numero uno, in particolare la discriminazione verso persone o gruppi di persone. La nota società ha risposto sostenendo che la vita reale non è solo open source ma anche altro: «Noi viviamo nel mondo reale, e siamo sottoposti alle leggi del paese in cui viviamo».
Il blocco attuato nei confronti di questi paesi, non riguarda solo Sourceforge ma anche altre note compagnie di hosting americane. Nonostante ciò, tutti sono consapevoli che non è completamente giusto proibire l’accesso a interi paesi solo per questioni politiche. In ogni caso la situazione è destinata a rimanere così a meno che questi paesi non vengano rimossi dalla sanction list o, cosa più improbabile, le leggi del governo Americano cambino.
ven 29/01/2010 da Angelo Mosca

















