Privacy su Facebook a rischio con Farmville

Ancora critiche sulla privacy su Facebook, scarsamente tutelata secondo molti esperti. E stavolta a mettere in evidenza la cosa è il Wall Street Journal, che sul suo sito web, dedica un intero articolo volto a denunciare la scarsissima attenzione che il famoso social network continua a mostrare nei confronti della privacy degli utenti.
L’attacco del giornale si riferisce nello specifico al fatto che Facebook non ha analizzato con la dovuta attenzione il funzionamento delle varie applicazioni in primo luogo Farmville, che espone gli utenti a numerosi rischi e problemi.
Il Wall Street Journal ha inoltre elaborato una sua teoria per individuare la causa di questo problema che Facebook sembra fare sempre più fatica a risolvere.
Secondo il WSJ, il problema è legato al modo in cui Facebook passa le informazioni alle applicazioni adoperando uno specifico indirizzo ID per identificare l’utente.
In questo modo l’applicazione ha libero accesso alle informazioni personali dei singoli utenti.
Il problema però, è che questo indirizzo ID in realtà riesce soltanto a nascondere il nome, ma non l’identificabilità dell’utente, e allora può accadere ad esempio che quando l’ID viene passato ad un terzo soggetto, come nel caso di network pubblicitari, in questo passaggio diventa semplice risalire alla vera identità dell’utente.
Così il dato anonimo finisce col diventare un codice identificativo per quello specifico utente. Ed ecco che la sua identità viene rivelata.
Facebook tenta di difendersi dalle accuse, ma poi un’ammissione la fa: uno user ID potrebbe essere in effetti innavvertitamente condiviso da un browser o da un’applicazione.
Il Wall Street Journal sostiene però che il problema non è solo su qualche applicazione, bensì su tutte e 10 le applicazioni più popolari di Facebook. Un nome la fa da padrone su tutti: Farmville.
Quest’applicazione, con circa 59 milioni di utenti in tutto il mondo, rappresenta una grossa falla nella questione privacy perchè l’identità di milioni di utenti è praticamente resa disponibile agli inserzionisti pubblicitari che collaborano con Zynga.
E dato che circa il 70% degli utenti di Facebook utilizza le sue applicazioni, questo significa che sono almeno 350 milioni gli individui che rischiano di non veder tutelata la propria privacy.
Ovviamente l’attenta analisi del Wall Street Journal non poteva rimanere inascoltata: prontamente Zynga, Facebook e i vari inserzionisti hanno annunciato che quanto prima rimedieranno all’errore e garantiranno il pieno anonimato di tutti gli utenti.

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