Hacker su Facebook e Twitter: come difendersi dai virus sui social network

A volte Internet può rivelarsi piena di insidie. Non è difficile, per esempio, finire nel mirino di un hacker e ritrovarsi pieni di virus su Facebook e Twitter. Tempo fa, lo stesso sito di Twitter è stato oscurato da hacker iraniani, che hanno dirottato Twitter.com verso un altro dominio in cui si potevano leggere minacciose scritte in arabo. Siti istituzionali a parte, anche la gente comune, come me, come voi, può essere vittima di un attacco informatico. E’ capitato anche a Mark Zuckerberg: il suo profilo Facebook è stato hackerato da un pirata informatico, bisogna quindi essere pronti ad affrontare la situazione, imparare a riconoscere i segnali e intervenire.
Sintomi
Può accadere che i vostri contatti di Facebook e Twitter vengano brutalmente sommersi da messaggi spam contenenti false offerte per ottenere un iPad gratuito, o da fasulli link per applicazioni gratuite, tutti provenienti dal vostro profilo. Oppure può capitare che scopriate dei post sulla vostra bacheca che non avete mai scritto, riportanti link a siti, applicazioni o coupon. Potreste anche scoprire messaggi personali spediti ad amici che non sapevate di aver inviato, magari contenenti richieste di denaro. Nella peggiore delle ipotesi potreste non riuscire a effettuare l’accesso ai vostri account. Tutti questi casi sono, evidentemente, la spia di qualcosa che non va come dovrebbe andare, è necessario sapere quali sono i virus che girano su Facebook e come potersi difendere.
Diagnosi

I siti di social networking sono immensamente popolari in rete, e per questo sono anche diventati obiettivo sensibile per quei pirati informatici che vogliono cercare di arricchirsi nella maniera più semplice. Dopotutto ogni account Facebook è un incredibile miniera di informazioni personali e riservate, e la sua struttura, concepita per diffondere rapidamente dati attraverso una fitta rete di connessioni, sembra fatta apposta per facilitare i cospiratori del web. I tipici utenti di Facebook e Twitter sono contenti di cliccare sopra un link, visitare un sito o scaricare un’applicazione, soprattutto se questi contenuti sono stati segnalati da un amico. In un certo senso Facebook potrebbe essere considerato il più riuscito disseminatore di virus mai creato. Un account Facebook o Twitter piratato è sicuramente sconcertante, ma per molte persone non è solo una semplice noia. Se siete fortunati il vostro account potrebbe essere stato requisito da un astuto individuo che ha semplicemente indovinato la vostra password. Se è questo il caso, basta modificare i dati per riacquistare il controllo del proprio account. Se non doveste essere così fortunati, potrebbe trattarsi di un criminale informatico ad aver preso possesso del vostro account e ad aver cambiato le impostazioni quel tanto che basta per impedirvi l’accesso. Tra l’altro, l’hacker potrebbe usare l’account per diffondere virus su Facebook e Twitter tra i vostri amici, trasformandovi in un untore della rete. Se il vostro profilo contiene molte informazioni riservate, il pirata informatico potrebbe finire per infiltrarsi anche in altri ambiti della vostra vita. Il peggiore degli scenari possibili è quello in cui il vostro account piratato non è che il sintomo di un problema più grande: potreste avere un malware nel vostro pc, che ha fatto incetta di tutte le vostre password per accedere ai siti online e ai servizi che solitamente utilizzate, quindi, a essere in pericolo, non sarebbe solamente il vostro profilo sui social network, ma anche la vostra email e i siti di operazioni finanziarie e di banking online a cui,magari, accedete abitualmente. Curare un pc infettato può rivelarsi difficile, ma è il primo passo che bisogna fare. Se cambiate le password di accesso ai vostri account mentre il pc è ancora infetto, il malware semplicemente invierà all’hacker che ha installato il virus le nuove informazioni. Prima di cercare di sistemare qualsiasi cosa su Facebook o Twitter, è necessario installare un programma anti-virus che ripulisca il computer.
Cause

Facebook e Twitter sono incredibilmente interconnessi, non solo tra loro, ma anche con siti partner che permettono di rimanere collegati con il proprio account mentre si naviga il web. Facebook Connect, che la Apple ha rimosso da Ping, il suo social network musicale, è diventato in poco tempo onnipresente e si sono moltiplicati i punti di accesso per chiunque voglia rubare dati sensibili. L’altro grande problema è che, per quanto riguarda Facebook, Mark Zuckerberg non ha fatto niente per garantire un livello appropriato di privacy e sicurezza all’interno del suo sito; permettere che il privato diventi pubblico è il motto su cui è stato basato, e il suo fondatore ha dimostrato, nel corso del tempo, la sua fondamentale ignoranza sul fatto che sicurezza e privacy sono strettamente collegate tra loro. Sappiamo bene che alcuni siti ospitano consapevolmente software dannosi, se siete ancora collegati a Facebook quando cliccate su link non sicuri, è possibile che le vostre informazioni vengano rubate, che vengano pubblicati link sul vostro profilo o spediti messaggi ai vostri amici senza che voi lo sappiate. Potreste anche aver cliccato su un link, falsamente innocuo, dal profilo di un vostro contatto, o potreste essere stati ingannati da un’email apparentemente inviata dall’amministratore di un social network in cui vi viene chiesto di confermare i vostri dati o di aggiornare l’account, permettendo così a uno sconosciuto di ottenere la vostra password. Se avete effettuato l’accesso a Twitter o Facebook mentre usate la rete pubblica Wi-Fi, qualcuno sulla stessa rete potrebbe rubarvi istantaneamente le informazioni di accesso usando programmi come Firesheep.
Rimedi

Sembra ridicolo, ma a meno che non siate più che sicuri, non cliccate mai su un link contenuto in un messaggio email. Copiate incollate il link sulla barra degli indirizzi del vostro browser e, se vi sembra sospetto, non lo caricate. Questo riguarda in particolar modo le email che sembrano provenire da Facebook e Twitter. E’ meglio digitare direttamente l’indirizzo piuttosto che rischiare di essere ingannati da una falsa email con un link a un sito che potrebbe far incetta di tutti i vostri dati personali, o cercare di installare un malware. Se il vostro account è stato piratato e non riuscite a effettuare l’accesso, sia Facebook, cliccando su questo link, che Twitter, cliccando su questo link, hanno sistemi per verificare la vostra identità, potrete così resettare la vostra password. Se siete ancora in grado di entrare nel vostro account, date uno sguardo ai passsi seguenti.
- Assicuratevi che il vostro PC sia integro e non la fonte dell’infiltrazione.
- Effettuate l’accesso a Facebook o Twitter e poi, sotto Accounts/Passwords o Setting/Passwords, cambiate la vostra password con una nuova. Sceglietene una che non usate per nessun altro account online, e createla di almeno sei caratteri, con lettere e numeri.
- Su Facebook aggiungete un secondo indirizzo email, così potrete scegliere di resettare la vostra password da lì, se il vostro account dovesse essere nuovamente piratato in futuro.
- Sempre per quanto riguarda Facebook, andate su Account security e scegliete l’opzione che vi consente di usare, quando possibile, una connessione sicura. Questo vi permetterà di criptare la password in modo che non risulti visibile sulle reti pubbliche Wi-Fi.
- Quando effettuate l’accesso a Twitter, aggiungete ’s’ alla parte ‘http’ dell’indirizzo, in modo da criptare le informazioni sulla password (es: https://www.twitter.com)
- Se avete scoperto che il vostro account è stato usato per inviare link dannosi o diffondere messaggi spam, cancellateli dalla bacheca e pubblicate un messaggio che spieghi l’accaduto, per evitare che anche i vostri amici vengano adescati.
- Dovete controllare se le applicazioni Facebook sono sicure, in caso contrario cancellatele immediatamente o bloccatele.
- Controllate tutte le impostazioni di privacy dei vostri account, per verificare che siano rimaste inalterate, e, in caso di modifiche non apportate da voi, ristabilite la configurazione desiderata.
sab 02/04/2011 da Maria Grazia Becherini in privacy.

















