Google Buzz: il Garante della privacy indaga

Vi avevamo già anticipato, pochi giorni dopo il suo debutto, che Buzz, probabilmente, non garantiva appieno la privacy dei propri utenti, tanto che Google era corsa ai ripari con delle modifiche ad hoc già qualche settimana dopo il lancio del suo social network ma, a quanto pare, i problemi non sono stati tutti risolti.
Sembra, infatti, che il Garante della privacy italiano e di altri nove paesi ovvero Canada, Francia, Germania, Irlanda, Israele, Olanda, Nuova Zelanda, Spagna e Gran Bretagna, abbiano richiesto a Google di modificare le impostazioni e il funzionamento del suo nuovo social network, in modo da allinearsi alla normativa per la tutela dei dati personali dando il buon esempio anche alle nuove realtà nascenti sul panorama delle reti sociali mondiali.
Ciò che viene imputato al colosso di Mountain View è, principalmente, l’aver attivato Google Buzz integrandolo all’interno di migliaia di caselle email senza averlo preventivamente notificato in maniera chiara e trasparente agli utenti stessi, soprattutto senza aver chiesto il consenso al trattamento dei dati personali.
Google Buzz, infatti, una volta ricevuto il consenso dell’utente a partecipare al social network, permette a chiunque di vedere la lista di persone con cui abbiamo scambiato più messaggi, definendo, in questo modo, le persone da includere come amici ai primi utilizzi.
Un modo di fare che non è piaciuto ai supervisori della privacy che, adesso, esigono chiarezza e trasparenza. Per fortuna.
mer 21/04/2010 da Angelo Mosca in privacy.

















