Facebook: giusto oscurare il social network e mettere il bavaglio ad Internet?

E’ stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, ma la recente aggressione a Silvio Berlusconi in Piazza Duomo a Milano, e l’immediato tam tam su Facebook di gruppi che inneggiavano all’aggressore, ha scatenato una reazione senza precedenti del Governo, deciso a bloccare o limitare il social network, qualora si semini odio e violenza attraverso il portale ed, in generale, attraverso internet.
Maroni e Ronchi sono i principali promotori di tale dura iniziativa: è al vaglio anche l’ipotesi di utilizzare le rogatorie internazionali per inibire gruppi on line e siti, agendo direttamente sui server che ospitano le relative applicazioni.
La preoccupazione è che si diffonda un clima di ostilità tra coloro che difendono Berlusconi e coloro che danno dell’eroe allo sconsiderato aggressore, Tartaglia e che si ripetano fatti come quello di Piazza Duomo.
A livello pratico questo potrebbe significare il coinvolgere gli organismi di controllo quali Polizia Postale e la Magistratura, per scoprire e giudicare per direttissima coloro che hanno fondato i gruppi, e prevenire in futuro il diffondersi di tali facinorosi virtuali.
E se le stesse rogatorie internazionali non dovessero bastare, l’ipotesi sarebbe quella di agire direttamente sugli ISP (Internet Service Provider che forniscono la connessione) bloccando gli indirizzi IP di coloro che postano sui social network come Facebook e Twitter contenuti violenti e destabilizzanti.
Maroni sa che è un campo davvero minato quello che vede contrapposti la tutela della sicurezza con quella della liberta di espressione: troppo delicata la questione per esser affrontata in maniera precipitosa sull’onda emotiva di quanto accaduto a Berlusconi. Potrebbe diventare un’azione senza precedenti, preludio a detta di alcuni di un regime dal carattere totalitario e dittatoriale.
E’ bene che la parola d’ordine in casi come questo sia buon senso: non è ammissibile che un fatto di violenza divenga occasione per scrivere pagine di odio che fomentano altro odio. Di fronte alla violenza non ci sono colori politici che tengano: resta tale, e va condannata.
Ma non sarebbe certo una vittoria per la democrazia un’azione repressiva del genere. La libertà d’espressione è un diritto e valore fondamentale di uno stato liberale e, in quanto tale, va difeso e tutelato.
mar 22/12/2009 da Fulvio Pennacchio in Berlusconi.


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