Cosa succederà alla tredicesima dei lavoratori, una brutta notizia per il prossimo anno. Di che cosa si tratta.
Queste sono settimane decisive per il destino della Legge di Bilancio 2024. La discussione infatti coinvolge punti cardine della manovra economica: dal taglio del cuneo fiscale (o per meglio dire del cuneo contributivo per i dipendenti) alla modifica di alcuni trattamenti pensionistici, dagli interventi per le lavoratrici con almeno due figli alla rimodulazione delle aliquote Irpef.
Uno dei problemi da affrontare è rafforzare le buste paga dei lavoratori alle prese con la crisi economica e i prezzi sempre elevati. La scelta del taglio dei contributi versati va in questo senso, ma con costi notevoli per il bilancio statale (i contributi sono versati dallo Stato) e importi minori per le retribuzioni più basse, quelle soffrono maggiormente la stretta dell’inflazione. Ma le polemiche hanno anche altre motivazioni.
Il taglio dei contributi per il prossimo anno sarà effettuato su 13 mensilità, quindi vedrà esclusa la tredicesima. L’esonero infatti, come si legge dalle varie versioni delle bozze della manovra, è versato “senza effetti sul rateo della tredicesima“.
Il taglio invece avrà effetto sulla parte di contributi versata per la vecchiaia, invalidità e i superstiti a carico dei lavoratori per sei punti percentuali a patto che la retribuzione mensile lorda non superi i 2.962 euro. Il taglio sarà pari a sette punti percentuali se lo stipendio mensile lordo non superi i 1.923 euro. La misura quindi esclude la tredicesima mensilità del prossimo anno. La decisione resta dettata dall’eccezionalità della misura con il mantenimento delle aliquote di calcolo delle prestazioni pensionistiche.
Per l’anno in corso la tredicesima gode del taglio dei contributi pari al 2 e al 3 per cento, a seconda dei redditi, frutto della decontribuzione decisa nella precedente legislatura. Ricordiamo che il Decreto lavoro del Primo maggio aveva introdotto un taglio ai contributi del 6 (redditi tra 25 e 35mila euro) e del 7 per cento (redditi fino a 25mila euro) in base al reddito percepito dal luglio al 31 dicembre 2023.
La tredicesima è esclusa dalle decisioni del Decreto Lavoro, ma gode comunque della precedente decontribuzione, come detto. Invece il prossimo anno le tredicesime saranno meno pesanti, senza taglio dei contributi, nemmeno del 2 o 3 per cento come quelle dell’anno in corso. Una scelta quella del Governo che ha fatto discutere, proprio perché il periodo natalizio è quello in cui molte famiglie debbono affrontare delle spese maggiori.
Dunque potrebbero esserci ripensamenti prima dell’approvazione finale della Legge di Bilancio entro il mese di dicembre e non si escludono emendamenti presentati e approvati in sede parlamentare proprio in questo senso.
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