Al netto della rivalutazione, l’Assegno di invalidità potrebbe saltare all’insorgere di determinate condizioni. Cosa succede nel 2023.
L’adeguamento delle pensioni al costo della vita è un passo necessario per mantenere inalterato, per quanto possibile, il potere d’acquisto dei contribuenti.
Per quanto la perequazione possa rafforzare le prestazioni, le somme andrebbero però rapportate alla condizione sociale. Il che, di fatto, lascerebbe pressoché inalterata la situazione degli interessati, al netto della possibilità di beneficiare di un assegno più elevato. Per l’Assegno di invalidità, prestazione erogata dall’Inps a quei lavoratori costretti a fare i conti con una condizione di disabilità e, di conseguenza, con la riduzione della propria capacità lavorativa, vale più o meno la stessa cosa. Con la differenza, tutt’altro che marginale, che tra l’eventuale ritocco al ribasso e il decadimento della misura stessa corre un filo estremamente sottile. In primis per ragioni reddituali: in caso il proprio reddito complessivo superasse quota 17.920 euro e si percepisse un’indennità come invalidi civili parziali, una comunicazione tempestiva all’Inps sarà obbligatoria. Ma andiamo con ordine.
L’Assegno ordinario di invalidità può essere richiesto da chiunque abbia una condizione accertata di infermità, sia di natura fisica che mentale. Nello specifico, si parla di una ridotta capacità lavorativa compresa fra il 74 e il 99% e di una condizione reddituale limite da tenere in considerazione per garantirsi l’accesso alla misura. Sussiste inoltre un requisito anagrafico: il richiedente non dovrà avere meno di 18 anni né più di 67. Chiaramente, la condizione di disabilità avrà bisogno di accertamento medico. Espletate le procedure, l’interessato avrà diritto a tredici mensilità, di importo costante, a decorrere dal mese successivo all’invio della domanda. Con possibilità di variazione annuale in base alla rivalutazione delle pensioni. Al 2023, l’Inps ha comunicato una perequazione al 7,3%, applicata sul trattamento minimo. Il che, naturalmente, incide sugli importi in modo diretto. Anche per il riconoscimento degli arretrati.
Anche nel 2023, modalità di richiesta e requisiti non sono cambiati. L’Assegno di invalidità può essere richiesto dai lavoratori dipendenti, dagli autonomi e dagli iscritti ai fondi pensione sostitutivi e integrativi dell’assicurazione generale obbligatoria, oltre che dagli iscritti alla Gestione separata. Contrariamente ad altre misure, da rinnovare a cadenza annuale, l’Assegno avrà validità triennale, con possibilità di richiedere il rinnovo della prestazione presentando una nuova istanza entro la data di scadenza. Se l’Inps dovesse riconoscere il diritto all’Assegno per tre volte consecutive (nell’arco quindi di nove anni), la prestazione assumerà carattere definitivo, nonostante la possibilità, da parte dell’Inps, di sottoporre la misura a revisione in qualsiasi momento. Lo scopo, chiaramente, è verificare che le condizioni che hanno dato diritto al riconoscimento (e in quanto tali vincolanti) sussistano ancora.
Al fine della domanda, il richiedente dovrà dimostrare la riduzione a meno di un terzo della capacità lavorativa, allegando il modello SS3 compilato dal proprio medico curante. Spetterà poi alla Commissione medico-legale dell’Inps valutare l’effettiva sussistenza di detto requisito. Sarà inoltre richiesto il possesso di una contribuzione pari ad almeno 260 contributi settimanali, 156 dei quali (ossia tre anni) maturati nel lustro precedente la presentazione della domanda stessa. In questo senso, è concessa la possibilità di integrare la contribuzione, accorpando al requisito minimo anche quanto maturato, per esempio, all’estero.
Per quanto riguarda gli importi, l’aggiornamento dell’Inps ha tenuto conto degli indici di rivalutazione, con perequazione calcolata su un aumento medio dei prezzi fissato a + 1,31%. Per l’anno in corso, sulla base di un reddito non superiore a 17.920 euro, gli importi saranno così ripartiti:
Va ricordato che, entro la soglia di 5.015,14 euro, l’Assegno di invalidità sarà compatibile con lavoro autonomo o subordinato. Altri importi previsti, sulla base di sussistenti requisiti sanitari, non poggeranno su base reddituale. Si tratta, nello specifico, di:
All’insorgere di determinate condizioni, gli invalidi civili saranno tenuti alla presentazione del modello Iclav, obbligatorio per il perfezionamento della propria posizione. A essere chiamati in causa sono i percettori dell’assegno in forma esclusiva (senza altri redditi), i ricoverati titolari di altre fonti reddituali, i soggetti invalidi a cui non spetta la perequazione automatica e, infine, i titolari di reddito ma sottoposti a ricovero.
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