
YouTube ha iniziato una piccola guerra contro i nickname dei propri utenti, cercando di convincerli a utilizzare soltanto il proprio nome reale (pescato, ovviamente, da Google+). Da oggi infatti, se vi capita di postare un commento su Youtube, o di caricare voi stessi un video, troverete l’invito a dichiararvi con il vostro nome. Il passaggio dal nickname al nome reale non è obbligatorio, potrete infatti scegliere di non curarvene, ma, per farlo, dovrete dare una giustificazione rispondendo a un questionario con sei domande.
Sembra incredibile, ma Google non è il solo, anche gli altri grandi gestori social hanno avviato una campagna per scoraggiare gli pseudonimi. Un passo necessario soprattutto per consentire discussioni più civili e mettere in quarantena gli estensori di contenuti altamente diffamatori, insulti, incitazioni all’odio, ecc.
Questa piccola guerra darà il via ad una sorta di rivoluzione. Una volta Internet era garante dell’anonimato, dietro ad un nickname poteva nascondersi chiunque. I social network, però, stanno cambiando e il relativo boom ne ha accresciuto enormemente la presenza nella società reale: ora funzionano come centrali parallele di informazione e servizi. Nel Giappone sconvolto dal terremoto, per esempio, Facebook è stato più utile di qualsiasi unità di crisi nella raccolta e distribuzione delle informazioni.
Con Google, anche Twitter ha annunciato di aver intenzione di attuare modifiche per arginare la marea di commenti trash. Mentre è impegnato attivamente nella lotta contro virus e malware ha deciso di fare un tentativo concreto per cercar di sradicare il “bullismo” on line. Purtroppo il rischio è di limitare, prallelamente, la circolazione delle informazioni. Secondo il quotidiano economico Financial Times, non sono poche le battaglie legali nei tribunali inglesi iniziate dopo la pubblicazione di notizie diffamatorie su Twitter.
Nel frattempo possiamo solo constatare quanto sia diffuso ricorrere a nickname. Il Sole 24 Ore riporta una stima rappresentativa del fenomeno citando la piattaforma Disqus, che abilita gli interventi su blog e siti online: “Tra i suoi utenti il 61% delle opinioni valutate in modo positivo (ad esempio, con i voti “mi piace”) sono espresse da persone che usano un nickname. Il 34%, invece, viene pubblicato da anonimi e il 4% è associato con identità collegate ai social network, come nel caso dei profili di Facebook”.
Ad ogni modo difficilmente Youtube si spingerà oltre, abolendo del tutto la possibilità di postare commenti in modo completamente anonimo; tuttavia la sua preferenza per i nomi reali è più che evidente, nella speranza che – dovendo “metterci la faccia” – gli utenti diventino più educati e rispettosi.
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