
Stando alle ultime rivelazioni di Wikileaks, dove Berlusconi viene descritto come persona inetta e incapace, oltre che portavoce di Putin, il Presidente del Consiglio vuole censurare internet per favorire le proprie imprese e mettere a tacere tutti i suoi antagonisti in ambito politico. Questo è quanto dichiarato su Wikileaks a proposito del decreto Romani, che non ha mancato di suscitare dubbi e perplessità anche negli Stati Uniti. In particolare, l’ambasciatore USA a Roma, David Thorne, sostiene che il decreto Romani in realtà è solo una strategia che Berlusconi e Mediaset stanno cercando di mettere in piedi per creare un sistema in cui viene legittimato il potere del governo, di censurare o bloccare qualsiasi contenuto presente in rete qualora lo ritenga diffamatorio o causa di attività criminali.
Sempre secondo il decreto, diventerebbe possibile avviare azioni legali contro le organizzazioni che diffondono comunicazioni che potrebbero entrare in competizione politica o commerciale contro i membri del governo.
Tra l’altro Thorne, che aveva affiancato Obama nell’uso di internet in occasione della campagna elettorale americana del 2008, sostiene che la legge italiana rischia di diventare una pericolosa fonte di ispirazione per paesi come la Cina, che ha già bloccato Google e che potrebbero decidere di approvare un decreto simile così da giustificare tutti gli attacchi volti di fatto, a limitare la libertà di espressione.
Un italiano, Antonello Busello, ha addirittura dichiarato che questa legge potrebbe decretare la morte di internet in Italia e come confermato da alcuni dirigenti di Sky-tv, il decreto Romani potrebbe comportare numerosi vantaggi commerciali per Mediaset, la televisione di proprietà di Berlusconi, a scapito dei suoi competitor.
Inoltre, con questo decreto, il governo intenderebbe obbligare gli internet provider come YouTube o Blogspot a diventare responsabili del contenuto che pubblicano, allo stesso modo delle televisioni, e dato che la legge prevede come passibili di diffamazione sia i siti d’opinione, che gli internet provider, molti sostengono che in questo modo sarà possibile esercitare un’azione di controllo per tutti i dibattiti politici che si sviluppano via web.
Inoltre, sempre secondo l’ambasciata americana, in questo modo, l’Agcom che controlla anche le web tv, avrebbe il potere di bloccare i siti non italiani e di imporre multe che arrivano fino a 150 mila euro alle compagnie straniere.
Tra l’altro, Thorne ha dichiarato che qualcosa il governo italiano lo sta già facendo per controllare internet e le reti sociali, come l’assurda pretesa secondo cui i blogger dovrebbero avere la licenza di giornalisti che viene concessa dal governo.
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