Un Mi piace su Facebook può costare 15 anni di carcere in Thailandia

  • Commenta
  • Email
  • Condividi

Monarchia Thailandia

In Thailandia chiunque offenda in qualunque modo un membro della famiglia reale, ad esempio con un articolo, un post o un sito internet, è considerato diffamatorio nei confronti della monarchia e rischia una condanna che va dai 3 ai 15 anni di carcere. Per questo motivo gli utenti di Facebook che condividono materiale che insulta la monarchia thailandese potrebbero essere perseguiti penalmente. È l’avviso lanciato dal ministro per le Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione Anudith Nakornthap: la diffusione di contenuti illeciti online, ‘direttamente o indirettamente’, è un reato, ha detto il ministro, accomunando quindi l’insulto diretto a quello sul web.

Come riferiscono i media thailandesi, Anudith ha avvertito che chiunque cliccherà ‘mi piace’ su un commento di un post offensivo su Facebook potrebbe essere inquisito. ‘Se qualcuno farà un commento dall’estero – ha aggiunto il ministro ad Associated Press – si potrà avviare una causa e se quella persona verrà poi in Thailandia sarà perseguita’.
E’ stato questo il caso di Joe Gordon, cittadino statunitense nato in Tailandia, che tempo fa tradusse in inglese un libro critico verso re Bhumibol. Una volta tornato nella terra natia per un soggiorno temporaneo, venne arrestato a causa della sua traduzione, e ora – dichiaratosi colpevole nella speranza di una sentenza mite – è in attesa di giudizio.

Facebook è spesso al centro di casi giudiziari, in USA è stato fondamentale in una causa di divorzio e in una causa di ricatti sessuali.

Interpretando letteralmente le leggi locali lo stesso Zuckerberg potrebbe essere soggetto a condanna da parte delle autorità giudiziarie thailandesi, dato che la normativa in merito considera responsabili ‘i proprietari di un sito per qualunque cosa scritta sul sito stesso’, insieme all’autore del contenuto. Chiaramente un’ipotesi simile sembra abbastanza implausibile, considerando il clamore mediatico che susciterebbe. Le autorità thailandesi hanno preferito chiedere la collaborazione di Facebook piuttosto che recapitargli un mandato di comparizione. ‘Abbiamo informato Facebook e chiesto la loro assistenza per cancellare alcuni contenuti offensivi per la nostra monarchia’ ha spiegato il ministro.

E’ noto come la libertà di parola e pensiero, in molti stati asiatici siano bassissime, ma richischiare una condanna così pesante epr un semplice click ci risulta legegrmente esagerato.

gio 01/12/2011 da Maria Paola Ranalli

Commenta

Ricorda i miei dati

Inviami una e-mail quando ci sono altri commenti

Pubblica commento
SEGUI TUTTOGRATIS

© 1998-2012 Trilud S.p.A. - P.iva: 13059540156 - Tutti i diritti riservati

Tuttogratis.it, testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Milano n° 314/08