
Per il suo partito politico, la Lega Nord, è il responsabile dei nuovi media. Eppure Renzo Bossi, detto ‘il Trota’, è tra i firmatari di un’interrogazione presentata nel Consiglio regionale lombardo che ha per oggetto proprio Facebook e Twitter, che i leghisti propongono di oscurare da tutti i computer nelle sedi della Regione e delle società partecipate.
Il motivo? Lo stesso che ha portato a provvedimenti analoghi anche in molte società private: i social network sarebbero fonte di distrazione dal lavoro e impedirebbero ai rappresentanti del popolo di ‘essere sempre più efficienti per i cittadini’.
Non solo, ma attraverso il ‘download di materiale illegale che espone la pubblica amministrazione a forme di responsabilità per omesso controllo’ e a ‘rischio di rallentamento’ della rete, costringendo il Pirellone a spendere per ‘la manutenzione della rete informatica’ provocando così dunque un ‘possibile aumento dei costi’.
Dalla presidenza, comunque, la proposta viene accolta con freddezza. ‘Mi sembra francamente che non sia realizzabile,’ ha risposto il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni. ‘Noi abbiamo bisogno che ovviamente durante il tempo di lavoro ciascuno di noi e ciascuno dei dipendenti di Regione Lombardia lavori e non si distragga, ma è irrealizzabile l’idea di vietare Facebook e gli altri social media.’
Qualunque sia l’esito di questa mozione, la posizione della Lega Nord (i cui esponenti pur continuano ad utilizzare Facebook e Twitter come strumento di comunicazione istituzionale) nei confronti dei social media resta piuttosto prudente. Il diktat sarebbe giunto dallo stesso Umberto Bossi: quello che i militanti pubblicheranno su Facebook sarà considerato come dichiarazioni a mezzo stampa. E quindi passibile di provvedimenti disciplinari.
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