Razzismo: la piaga si diffonde sul web

Se l’esplosione di Facebook e degli altri social network ha portato da un lato, ad un modo completamente nuovo di relazionarsi agli altri, dall’altro ha favorito indirettamente la crescita e lo sviluppo di piaghe sociali come il razzismo.
Nonostante, dunque, i social network rappresentino un’innovazione colossale che consente alle persone di rivoluzionare il proprio modo di comunicare, rendendolo estremamente più semplice e divertente, dall’altro rappresentato luoghi di coesione e collaborazione per persone che hanno come obiettivo quello di diffondere ideali discriminatori.
I dati che arrivano dal consigliere sulla sicurezza informatica del Viminale, Domenico Vulpiani, infatti, non lasciano scampo a dubbi: nell’arco di tutto il 2009 i siti e i gruppi nati per manifestare idee razziste sono, purtroppo, ben 1200, superiori di più del 40% rispetto a quelli dell’anno precedente.
Il dato più sconcertante, però, è quello sottolineato più volte da Vulpiani, ovvero l’impossibilità, per le forze di polizia, di intervenire tempestivamente e con decisione a causa di due motivi principali. Il primo riguarda la difficoltà, da parte degli inquirenti, distinguere se le idee espresse nelle pagine monitorate sforino o meno il limite della libertà di espressione; il secondo, invece, riguarda l’impossibilità d’intervento qualora i server che ospitino le pagine siano all’estero, poiché la legislazione italiana non potrebbe agire in nessun caso.
Insomma, sebbene sembrasse che con la fine della II Guerra Mondiale e con l’avvio dell’era della globalizzazione e della tecnologia il fenomeno razzismo fosse destinato a scemare, l’evidenza dei fatti, a malincuore, smentisce queste, tutt’oggi utopistiche, ipotesi.
gio 27/05/2010 da Angelo Mosca

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