
Un giudice di New York ha ordinato a Twitter di comunicare i tweet e le informazioni degli account connessi alle proteste degli indignados di Occupy Wall Street arrestati nell’autunno scorso durante una marcia sul Ponte di Brooklyn. Il giudice Matthew Sciarrino, che sta seguendo i centinaia di casi giudiziari aperti dopo gli arresti di Occupy, ha rigettato le obiezioni secondo cui Twitter violerebbe la privacy del manifestante Malcolm Harris comunicando tali informazioni.
‘Quando si posta un tweet, proprio come quando si urla fuori dalla finestra, non c’è alcuna ragionevole aspettativa di privacy,’ ha scritto il giudice nella sua decisione. Sciarrino ha aggiunto che le informazioni saranno valutate da lui stesso in prima persona e che solo i dati rilevanti saranno ceduti sia alla pubblica accusa che al legale di Harris.
I pubblici ministeri dell’ufficio del procuratore di Manhattan hanno cercato i tweet di Harris da settembre a dicembre, sostenendo che i post dimostrino che sapeva che la polizia aveva ordinato ai manifestanti di non camminare sulla strada che attraversa il ponte. I legali di alcuni dei 700 membri di Occupy arrestati durante la marcia del 1° ottobre ribattono che la polizia è sembrata scortarli sul ponte prima di prenderli in custodia.
La portavoce di Twitter Carolyn Penner ha commentato che l’azienda ha accolto con delusione la decisione del giudice e che considererà le sue opzioni legali: ‘I termini del servizio di Twitter da lungo tempo hanno chiarito assolutamente che il ‘possesso’ dei propri contenuti è degli stessi utenti che li postano,’ ha spiegato in un comunicato diramato via email. ‘Continuiamo a schierarci dalla parte dei nostri utenti e dei loro diritti.’
Già ad aprile, il giudice Sciarrino ritenne che Harris, uno scrittore che abita a Brooklyn, non avesse diritto di ostacolare la richiesta di informazioni poichè i dati in questione appartenevano a Twitter. In seguito, è stata la stessa azienda ad obiettare contro tale richiesta schierandosi a fianco di Harris. La mossa del sito di microblogging indica chiaramente la propria volontà di lottare per i diritti di un membro, dal momento che i manifestanti di tutto il mondo hanno utilizzato proprio il servizio di Twitter per organizzare le loro proteste negli ultimi anni.
Il verdetto, però, ha un precedente: nel marzo scorso, un giudice ordinò a Twitter di cedere le informazioni in suo possesso a proposito di un account che la polizia riteneva fosse indirettamente legato al movimento di Occupy Boston. Daniel Alonso, procuratore aggiunto di Manhattan, ha dichiarato in un comunicato di essere soddisfatto dell’ultima decisione e di ‘attendere con impazienza che Twitter si adegui per andare avanti con il processo’.
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