
Arriva in Inghilterra una proposta di legge contro i molestatori online, i cosiddetti ‘troll’, e puntuale come sempre si scatena la polemica tra i sostenitori della regolamentazione di Internet e coloro che vedono minacciata la libertà di parola e della privacy dall’intervento dei governi. Se la riforma proposta dal ministro della Giustizia inglese Ken Clarke dovesse essere approvata dalla camera dei Comuni, infatti, le aziende di Internet e i social network come Facebook, Twitter e Google saranno sottoposte ad un nuovo obbligo: quello di identificare i ‘troll’ che postano online messaggi diffamatori.
Le misure, in discussione nell’ambito del cosiddetto Defamation Bill, hanno l’obiettivo di consentire alle vittime del bullismo su Internet di difendersi anche senza dover intraprendere lunghe e costose azioni legali. Invece, le società che gestiscono i siti web sarebbero obbligate a rivelare i dettagli di coloro che pubblicano messaggi diffamatori. Clarke ha descritto il ‘trolling’ come ‘un’attività curiosa ed estremamente spiacevole a cui sembrano dedicarsi delle persone molto sgradevoli. Ci sono già state molte condanne per trolling, ma in realtà pensiamo che il pubblico abbia il diritto di proteggersi adeguatamente,’ ha aggiunto.
Contro le obiezioni che sostengono che questa nuova legge limiterebbe la libertà di espressione degli utenti del web, il ministro inglese risponde che in realtà la rafforzerebbe, in quanto assicurerebbe l’impossibilità di cancellare i messaggi da Internet se non sarà data prima la possibilità di difendersi all’autore. Allo stesso tempo, verrebbero aumentate le protezioni a favore di chi sente seriamente minacciata la propria reputazione da contenuti pubblicati su Internet: questi ultimi, conoscendo i dati personali degli autori, avrebbero infatti la possibilità di contattarli direttamente.
Tuttavia, alcune aziende di Internet non hanno accolto favorevolmente quest’ultima mossa del governo, in quanto sarebbero chiamate ad esprimere un giudizio riguardo ad una questione molto sottile: la demarcazione tra la critica legittima, la molestia criminale e la diffamazione. Il governo risponde che nelle prossime settimane sarà definito nel dettaglio il processo legale in virtù del quale i proprietari dei siti web saranno tenuti a cedere informazioni personali a proposito dei loro utenti.
Sarah Webb, avvocatessa specializzata in queste questioni, concorda sul fatto che anche se le procedure legali per identificare i troll esistevano già, si trattava di processi lunghi e costosi da intraprendere: ‘Se verrà approvata sulle linee già fissate dalla legge, questa proposta non limiterà la libera espressione. Al contrario, darà la possibilità a singoli individui e organizzazioni di contattare più facilmente coloro che postano affermazioni false e dannose contro di loro.’
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