
Il sequestro del denaro, delle automobili e delle proprietà del fondatore di Megavideo, Kim Dotcom, è stato deciso con un provvedimento affetto da un errore procedurale ed è dunque nullo. E’ la sentenza emessa dalla giudice neozelandese Judith Potter, che ha dichiarato il sequestro ‘nullo’ e ‘privo di effetto legale’.
Il primo round della guerra giudiziaria intentata otto settimane fa contro il magnate di Internet, arrestato in Nuova Zelanda per violazione dei diritti d’autore sui suoi siti di streaming video e upload, è andato dunque a favore del 38enne tedesco. Ora, Dotcom (all’anagrafe Kim Schmidt) potrà rientrare in possesso del suo patrimonio, che ammonterebbe a circa 200 milioni di dollari, nonchè della sua collezione di 43 automobili di lusso, tra cui Rolls Royce, Maserati, Lamborghini, Cadillac e Mercedes, e della sua villa da 30 milioni di dollari nel nord di Auckland dove viveva con la moglie Mona e i tre figli.
Il sequestro, infatti, aveva lasciato Dotcom privo delle finanze necessarie per difendersi dalle accuse di essere stato a capo della più grande associazione a delinquere contro il copyright nella storia. Il 30 gennaio scorso, la sua legale Anne Toohey aveva scritto alla corte spiegando nel dettaglio i cinque ‘errori procedurali’ presenti nell’ordinanza restrittiva emessa ai danni del suo assistito, definita ‘illegale’, includendo nuove carte e chiedendo un riesame del caso.
Un altro avvocato di Dotcom, William Akel, aveva chiesto che gli averi del proprietario di Megaupload ‘fossero rilasciati’ poichè erano stati sottoposti ad un ’sequestro illegale’. Ora che la loro posizione è risultata vincente, comunque, la squadra di legali non ha ritenuto di rilasciare commenti sulla sentenza.
I guai legali di Kim Dotcom, comunque, sono ancora iniziati e la partita promette di essere ancora lunga. Gli Stati Uniti, sotto cui mandato è stato eseguito l’arresto del magnate nel gennaio scorso, hanno chiesto alla Nuova Zelanda l’estradizione del cittadino tedesco cosicchè possa comparire nel processo ai suoi danni per pirateria digitale nei tribunali statunitensi. L’udienza si terrà nell’agosto prossimo.
Tra i suoi capi d’imputazione, il concorso in cospirazione e racket e l’associazione per delinquere a scopo di violazione del copyright e di riciclaggio di denaro. Dotcom ha respinto al mittente le accuse definendole un ‘nonsense’ e ribattendo invece che Megaupload offriva ai propri utenti ’storage online e banda’, non mezzi per trasferire contenuti o merci pirata.
Dotcom è stato rilasciato su cauzione il mese scorso, nonostante la magistratura americana continui a sostenere che ci sia il pericolo che lasci la Nuova Zelanda per una nazione meno incline a concedere l’estradizione. Il destino dei server del sito e dei molti dati legittimamente caricati, invece, per il dispiacere dei suoi milioni di utenti, resta tuttora incerto.
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