Internet-dipendenza: quando il web diventa una droga

Di recente si è condotta un’indagine presso il Policlinico Gemelli di Roma per scoprire come funziona ‘l’Internet Addiction Disorder’, la sindrome da dipendenza da internet. E i risultati sono stati davvero sorprendenti.
In effetti non ci si aspettava un tale afflusso di richieste presso lo speciale ambulatorio romano inaugurato solo 3 mesi fa: i numeri sono del tutto analoghi a quelli che si registrano per l’eroina o la cocaina.
Come fascia d’età più colpita troviamo gli adulti sotto i 40 anni e gli adolescenti, poco propensi alle relazioni sociali ‘reali’ e più inclini a chiudersi in sé stessi proiettando la loro identità nella realtà virtuale di giochi di ruolo sul web.
Ma, triste a dirsi, non sono solo i videogiochi a creare dipendenza. Per gli adulti in particolare i principali motivi di ossessione sono: social network, chat, il sesso virtuale e il gioco d’azzardo.
Sono moltissimi i casi in cui l’utente ’si finge un altro e, sotto mentite spoglie, contatta la propria fidanzata su Internet, le propone la propria amicizia e nei spia le reazioni per vedere cosa fa’, afferma Tonioli, responsabile dell’ambulatorio.
Talvolta però la mera invadenza si traduce in paranoia da web, e a soffrirne di più sono gli adolescenti dai 13 ai 20 anni, spesso accompagnati al centro dai genitori preoccupati dagli scarsi risultati a scuola e dall’eccessiva solitudine dei figli.
Si tratta molto spesso di soggetti ‘intelligenti e razionalmente più maturi di altri, tendenti all’isolamento e con evidenti alterazioni nell’ambito dell’emotività“. Lo psichiatra americano Ivan Goldberg la chiama IAD, ossia Internet Addiction Disorder.
Nei casi più gravi il disturbo può comportare deterioramento fisico e psichico della persona interessata. E, triste a dirsi, a peggiorare il tutto è la dipendenza connessa ai social network, i siti ’sociali’ come Facebook e Twitter che, spesso, innescano comportamenti voyeuristici se non addirittura patologici.
La cyberdipendenza è una realtà, come testimoniano i 60 pazienti già curati dall’ambulatorio romano. E il numero delle richieste è destinato solo ad aumentare.
mar 26/01/2010 da Fulvio Pennacchio

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