Inghilterra vs P2P: l’odissea continua

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Inghilterra vs p2p

Continua in Europa la guerra contro il file sharing, e in Inghilterra la questione è divenuta di fondamentale importanza per l’attuale governo. Le major chiedono provvedimenti, ma la soluzione è lontana.

Non è di certo la prima volta che assistiamo a scontri tra i governi di tutto il mondo e lo strumento forse più utilizzato da chiunque abbia un PC, il peer-to-peer. Pur avendo impiegato un po’ di tempo, alla fine il governo, in qualche caso, ha trionfato su milioni di utenti ottenendo, ad esempio, la chiusura di importanti tracker della piattaforma Bit torrent.

Chi spinge maggiormente alla chiusura dei luoghi comuni, che consentono il file sharing, non è direttamente ne’ il governo, ne’ gli ISP, bensì le major dell’industria cinematografica e musicale: troppe sono le perdite dovute alla crisi economica, ma sono anche troppi coloro che usufruiscono gratuitamente di contenuti digitali coperti dal copyright e, quindi, a pagamento, infliggendo ingenti danni alle casse aziendali. E’ quello che succede in tutto il mondo, ma in Inghilterra, le aziende produttrici hanno richiesto un intervento immediato da parte del governo per porre fine alla distribuzione illegale dei contenuti.

Il problema si è subito spostato verso gli ISP, responsabili di offrire una connettività a banda larga ai propri clienti, attraverso la quale avviene lo scambio del materiale digitale. Tra le richieste, quella principale consisteva nel tentare di uccidere il traffico di ogni tipo di applicazione P2P, richiesta che ovviamente è stata accantonata per ovvi motivi tecnici: un internet provider non può monitorare tutto ciò che succede sulle proprie reti, è tecnicamente impossibile sia da un punto di vista pratico, a causa della quantità enorme di pacchetti scambiati al secondo, sia da un punto di vista legale, in quanto si tratterebbe di violare la privacy di tutti, anche dei semplici navigatori del web.

Il provvedimento legale si è quindi temporaneamente sospeso, in attesa di ulteriori ridefinizioni di alcuni punti del provvedimento, che dovrebbe portare all’approvazione di una legge. Tra le tante clausole, questa legge conferisce anche un particolare potere al governo, che all’occorrenza, potrà creare nuove leggi qualora si accorga che i diritti delle major industriali siano in pericolo. Fortunatamente anche colossi come Google e Facebook si sono opposti a questi provvedimenti, sostenendo che si tratta di misure in piena opposizione all’innovazione digitale.

Il peer-to-peer è un fenomeno che prende origine dal lontano Napster, e dopo tanti anni ancora non c’è stato modo di porvi fine. Secondo alcuni esperti del mercato digitale, la causa di questo problema non è tanto da attribuire agli utenti che ne usufruiscono, quanto alle aziende che non sono in grado di offrire servizi efficienti, e semplici da usare, per scaricare legalmente contenuti digitali. L’associazione nazionale degli ISP, sostiene che il governo dovrebbe ascoltare meno le industrie di contenuti e focalizzare l’attenzione sulla distribuzione legale di contenuti online in modo da arginare, almeno parzialmente, il problema. Chi la spunterà?

ven 22/01/2010 da Angelo Mosca in Copyright.

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