Google Cloud SQL, database relazionale in cloud per sfidare Oracle

Google ha presentato Google Cloud SQL, il database tra le nuvole che non necessita di mantenimento e amministrazione. Ibm e Google sfidano Oracle e lanciano nuove soluzioni per le aziende. Mentre Ibm ha lanciato un’offerta alle aziende che utilizzano database, applicativi e server della grande rivale che prevede una migrazione ai sistemi di Big Blue, da WebSphere a DB2, Navneet Joneja, uno dei responsabili di Google, ha annunciato l’aggiornamento della piattaforma di cloud computing App Engine e l’introduzione di Google Cloud SQL.
Tra i vantaggi di Google Cloud SQL vi sono l’affidabilità e la disponibilità , la gestione in automatico dei problemi di macchina, rack e data center, la familiarità con l’ambiente del database MySQL con il supporto JDBC e supporto a DB-API, user interface completa per l’amministrazione del database, integrazione con Google App Engine.
Google Cloud SQL include anche funzionalità di import ed export del database ed è una risposta alla mossa di Oracle. All’Oracle Open World il colosso di Larry Ellison ha abbracciato il cloud computing per trainare la crescita senza dover effettuare altre mega-acquisizioni. Il secondo colosso del software punta sulle vendite hardwaree sulla nuvola di servizi per crescere. Oracle infatti vuole far fruttare l’acquisizione da 7,4 miliardi di dollari di Sun Microsystems. Dopo aver acquisito 70 aziende spendendo più di 40 miliardi di dollari, per il Ceo di Oracle, Larry Ellison, è una svolta. Oracle ha lanciato anche il Web 2.0, Oracle Social Network.
Joneja sottolinea, poi, i vantaggi in termini di affidabilità derivanti dall’uso di Cloud SQL: i dati degli utenti saranno replicati e sincronizzati in tempo reale su più macchine in modo che sia scongiurata qualunque perdita di dati.
Google Cloud SQL lo può utilizzare esclusivamente chi ha un’applicazione su Google AppEngine, il che restringe di molto la possibile diffusione del servizio, ma soprattutto è solo momentaneamente gratis, in futuro Google provvederà sicuramente a stabilire un canone di servizio e nessuno sa ancora con quale ripercussione su chi lo utilizzerà.
La novità firmata Ibm, invece, ha l’obiettivo di risparmiare circa il 50% rispetto ai costi attuali e propone un nuovo programma di migrazione per facilitare la vita delle aziende che vogliono lasciare i sistemi Oracle.
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mar 11/10/2011 da Maria Paola Ranalli in Cloud computing.

















