Facebook: Polizia Postale controlla il social network

Sono circa un miliardo i contenuti che quotidianamente vengono inseriti su Facebook dai suoi 500 milioni di utenti. E sono circa 200 i poliziotti che vigilano su tali contenuti. A Palo Alto esiste infatti un vero e proprio quartier generale con dipendenti che hanno il compito di controllare la condotta degli utenti, individuare spammer, scovare eventuali hacker e anche in seguito ad accuni accordi presi con la Polizia postale Italiana, aiutare le forze dell’ordine nella prevenzione dei crimini.
La Polizia di Facebook è suddivisa in diversi reparti: quella denominata Integrità del sito, che ha il compito di difendere il social network più usato e che sta trovando ampia diffusione anche nei paesi del terzo mondo, dallo spamming e dal pishing, ossia dai possibili furti delle informazioni personali degli utenti.
C’è poi il reparto Operazione utente, che si occupa di difendere la policy del nome vero, elaborando una sorta di lista nera degli appellativi vietati, come Batman o Mario Bros e disattivando tutti i profili di coloro che si nascondono dietro queste false identità, come è successo un paio di anni fa all’attrice Lindsay Lohan che per difendere la propria privacy usava un nome fittizio.
Un’altra sezione è quella che prende il nome Odio e vessazioni, che ha il compito di rimuovere i contenuti segnalati dagli utenti attraverso il link Segnala un abuso nei casi di contenuti considerati molesti, pornografici o incitanti all’odio.
Si tratta di un lavoro di certo non semplice, in quanto bisogna costantemente assumere un atteggiamento che sia a metà strada tra libertà di pensiero sul web e al tempo stesso, evitare qualsiasi abuso e violazione. A volte però le decisioni prese non mancano di scontentare qualcuno.
L’ultimo episodio si è verificato un settimana fa, quando i poliziotti di Facebook hanno deciso di chiudere la pagina fan creata dagli hacker di Assange creatore del sito Wikileaks, che hanno attaccato i siti di Visa e MasterCard dopo che hanno deciso di bloccare i soldi versati a sostegno di Wikileaks.
Un anno fa invece, questi tutori della legge virtuali decisero di non rimuovere le pagine dedicate al negazionismo dell’Olocausto, ma di cancellare ogni singolo contenuto considerato offensivo nei confronti degli ebrei. Anche in quel caso nacquero numerose polemiche.
In altri casi, i poliziotti di Facebook capitanati da James Mitchell, sono stati accusati di aver risposto troppo tardi alle questioni relative alla privacy o ai vari fenomeni di bullismo, generando nel frattempo un sacco di danni.
A tal proposito, Willner e i colleghi hanno riconosciuto di non essere intervenuti tempestivamente in alcuni casi, ma cercano comunque di fare del loro meglio, perchè tenere a bada circa 500 milioni di utenti di Facebook è tutt’altro che semplice.
sab 18/12/2010 da sefra

















