Facebook e Twitter ostacolano gli hacker pro-Wikileaks

Dopo il suo arresto, Julian Assange ha chiesto aiuto al popolo del web per impedire che Wikileaks sparisca da internet. Qualcuno ha risposto all’appello, qualcun altro no: a partire da Amazoon. E adesso anche Facebook e Twitter si schierano contro il sito che ha svelato importanti segreti di rilievo nazionale. Facebook ha infatti dichiarato di aver appena chiuso la pagina dell’Operazione PayBack. Il gruppo di hacker noto come Anonymous, che sta sostenendo la causa di Wikileaks aveva infatti aperto una pagina su Facebook. Ma adesso è stata chiusa, in quanto i gestori del social hanno dichiarato che la pagina istigava all’uso di atti illegali che appunto non rispettano le regole imposte dal più famoso social network in circolazione.
Con l’ Operazione PayBack il gruppo di hacker ha attaccato Paypal rendendolo irraggiungibile per diverso tempo. Stesso attacco è stato rivolto a MasterCard.
In ogni caso, Facebook mostra una certa tolleranza verso Wikileaks, infatti, la pagina del sito che è stata creata sul popolare social network, non è stata chiusa, in quanto, come dichiarato dai stessi vertici di Palo Alto, la pagina non viola assolutamente le politiche aziendali e dunque rimarrà aperta.
Ovviamente la stessa tolleranza non poteva essere mostrata verso gli hacker, che hanno lanciato l’operazione Avenge Assange e che in questi giorni si stanno attivando per cercare in ogni modo di tenere in vita il sito creato da Assange, che nel frattempo resta in carcere per l’accusa di stupro.

Stessa chiusura da parte di Twitter, che infatti sta sbarrando la strada a Wikileaks – che ha creato e ancora sta generando scompiglio a livello internazionale per la pubblicazione di numerosi documenti riservati – che utilizza l’account @wikileaks per comunicare i suoi messaggi.
ven 10/12/2010 da sefra in Censura online.

















