
Il debutto di Facebook in Borsa è stato veramente un flop, il giorno che Mark Zuckerberg non dimenticherà mai. Il 18 maggio 2012: quello del disastroso debutto di Facebook a Wall Street, quello in cui una delle Ipo più ricche di soldi e aspettative della storia, si è trasformata in una delle più catastrofiche.
E l’incubo non è ancora finito: il valore delle azioni è inesorabilmente continuato a scendere negli scorsi mesi, raggiungendo oggi il prezzo di 17,55 dollari dai 38 di partenza. L’azienda ha perso più di 50 miliardi di dollari in valore di mercato. Neanche la Lehman Brothers fece peggio nei 12 mesi precedenti al suo crack.
Per guadagnare la fiducia negli investitori, Zuckerberg ha deciso di fare un voto: non venderà le proprie azioni per almeno un anno.
Questo tracollo azionario impensierisce la società fondata da Mark Zuckerberg e quindi non solamente gli investitori.
“La flessione dei prezzi di Facebook non sta creando problemi per gli investitori, ma sta creando dubbi anche all’interno della società sulla sua capacità di mantenere e attrarre ingegneri talenti, che sono la linfa vitale di ogni società tecnologia”, ha riportato il New York Times.
La colpa dei risultati negativi delle azioni, sempre secondo il quotidiano, sarebbe di David Ebersman, chief financial officer della società e uomo dietro lo sbarco in Borsa. Proprio lui autorizzò l’aumento del prezzo per azione, dopo che la forchetta era stata fissata tra i 29 e i 34 dollari e la messa sul mercato di 25 milioni di azioni in più nei giorni precedenti le quotazioni.
Certo dopo tutto questo tempo, qualche testa sarebbe dovuta saltare. Invece tutti i banchieri sono ancora al loro posto e lo stesso David Ebersman non sembra destinato a fare le valige a breve. E il motivo è semplice: nonostante questa défaillance, è molto bravo e con questo disastro ha pur sempre fatto guadagnare a Facebook 10 miliardi di dollari.
E poi, forse, è anche presto per conclusioni e decisioni drastiche. È vero che la maggior parte delle aziende i cui titoli hanno perso molto rispetto al prezzo iniziale dopo 90 giorni, sono solitamente nella stessa situazione dopo un anno, ma ci sono anche eccezioni eccellenti. Per esempio Amazon: nel giorno della sua quotazione è scesa ben al di sotto del prezzo di Ipo ma oggi il titolo ha ha guadagnato più del mille per cento del proprio valore.
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