Class action contro Huffington Post: blogger in rivolta

I blogger dell’Huffington Post sono in rivolta: accusano il sito di sfruttamento e trattamento scorretto. Secondo un gruppo di blogger infatti, l’Huffington Post, che a breve sbarcherà anche nel Regno Unito, ha messo in piedi un sistema di remunerazione basato sullo sfruttamento, in quanto i loro pezzi sono stati pagati solo con la visibilità, ma nelle loro tasche non è mai entrato un soldo. Per questo motivo, alcuni blogger hanno deciso di intentare una causa collettiva contro l’Huffington Post ed in particolare contro il suo direttore Arianna Huffington. La motivazione alla base della causa è che i blogger avevano come unica forma di retribuzione una notevole visibilità dei loro pezzi, ma visto che gli introiti dell’Huffington Post pare si aggirino intorno a cifre milionarie, gli autori degli scritti sostengono che tale forma di retribuzione sia assolutamente inaccettabile.
I blogger, capitanati da Jonathan Tasini giornalista freelance e sindacalista, che ha scritto per l’Huffington Post circa 250 articoli senza mai ricevere alcun compenso economico hanno quindi deciso di chiedere un risarcimento di 105 milioni di dollari in quanto sostengono che almeno un terzo del successo del sito è dovuto proprio al loro lavoro. I blogger hanno chiamato in causa anche la AOL, in quanto essendo il nuovo proprietario dell’Huffington Post, dovrà rispondere dell’accusa.
Tuttavia, AOL e Huffington Post, che hanno deciso di avvalersi anche della collaborazione di Biz Stone, cofondatore di Twitter, per incrementare le strategie di business, hanno dichiarato che le accuse non hanno alcun fondamento, in quanto a loro avviso, i blogger – quelli che scrivono sul sito sono circa 9000 – hanno una grande opportunità: utilizzano la piattaforma del sito per ottenere visibilità e diffondere le proprie idee.
Secondo i legali del sito inoltre, questo tipo di scambio è alla base di numerossissime aziende specializzate in comunicazione online. Ma i blogger, che hanno il loro portavoce in Tasini, sostengono che non è corretto considerare un tale comportamento come modello aziendale, per cui se si vuole che gli autori creino contenuti realmente informativi, è fondamentale che siano adeguatamente compensati.
Questa causa segnerà una tappa importante nel mondo dei blog e soprattutto dei blogger, perchè se la causa intentata dalla class action guidata da Tasini dovesse avere esito positivo, i blogger potrebbero non essere più considerati semplici intrattenitori, ma veri e propri giornalisti.
gio 14/04/2011 da sefra

















