Cina, la censura su Internet colpisce anche Weibo, il Twitter locale

Nuova stretta sulla libertà di espressione da parte del governo cinese. Le autorità di Pechino hanno ordinato alle piattaforme di microblogging di costringere i propri utenti a registrarsi con i loro veri nomi anagrafici invece che con dei nickname di fantasia.
Una mossa con l’evidente scopo di ripulire la sfera dei social network, che in Cina è in rapida espansione a dispetto dei numerosi paletti già imposti dal governo, come il blocco quasi totale dell’accesso a Facebook.
L’annuncio, diramato nei giorni scorsi, impone un limite di tre mesi per adeguarsi alle nuove direttive a siti di grande successo come Weibo, il Twitter cinese realizzato da Sina.com e che conta ormai oltre 250 milioni di utenti.
La nuova legge, studiata in collaborazione con la polizia e l’ufficio di gestione di Internet, si applicherebbe a tutti gli utenti di Weibo, qualsiasi sia la loro residenza, poichè a Pechino ha sede il quartier generale della società.
La stessa direttiva proibisce anche l’uso del microblogging per ‘incitare assemblee illegali’. Le proteste pubbliche sono illegali in Cina e rappresentano una preoccupazione crescente per la leadership comunista.
L’obbligo a registrarsi con il proprio vero nome invece che con un nickname, però, benchè con finalità molto diverse, esiste già in molti altri siti sul web: il caso più famoso è quello di Google+, che ha cancellato parecchi profili perchè non utilizzavano il nome anagrafico dell’utente.
lun 19/12/2011 da Fabrizio Corgnati

















