
Dropbox ha bannato la nuova start-up di BitTorrent, Boxopus, dall’accesso alla propria API. L’azienda teme infatti che l’immagine di BitTorrent legata alla pirateria informatica possa danneggiare il successo del suo servizio di cloud storage. Il team di Boxopus si è dichiarato invece deluso per questa mossa anti-innovativa.
Migliaia di dollari di costi di sviluppo sono finiti nel cestino per ciò che Boxopus ritiene essere un timore irrazionale imposta dalle sempre più potenti lobby del copyright. Boxopus è una nuova start-up che permette agli utenti di scaricare i torrent direttamente nelle loro cartelle di Dropbox.
La notizia del lancio è stata rapidamente rilanciata da molti siti specializzati in tecnologia e, di conseguenza, il numero di membri del servizio è salito rapidamente a oltre 50 mila. Ma nemmeno i dirigenti di Dropbox si sono lasciati sfuggire questa notizia. Tuttavia, mentre la maggior parte delle recensioni erano concentrate sull’utilità del servizio, Dropbox l’ha percepita come una minaccia.
Benchè Boxopus, infatti, sia una tecnologia neutrale, Dropbox vuole tenersi lontana dall’immagine di BitTorrent, più volte accusato di violazione delle leggi sui diritti d’autore. Apparentemente, l’azienda ritiene che un collegamento ‘percepito’ alla pirateria informatica sia sufficiente per tagliar fuori Boxopus dall’accesso alla propria API.
Qualche ora fa, infatti, il team di Boxopus ha ricevuto la seguente email da uno degli ingegneri di Dropbox: ‘E’ stato portato alla nostra attenzione il fatto che le ultime funzionalità di Boxopus possono essere percepite come incoraggiamento agli utenti a violare il copyright utilizzando Dropbox. Violare il copyright è contrario ai nostri termini di servizio, così termineremo l’accesso all’API della vostra app. Una volta che l’accesso sarà revocato, qualsiasi richiesta alla API da parte della vostra app fallirà’.
Poco dopo questa email, infatti, l’accesso alla API è stato eliminato, uccidendo di fatto il servizio Boxopus. Per gli sviluppatori questa notizia è giunta come uno shock. Non solo, infatti, Boxopus aderiva a tutti gli standard della DMCA (la SIAE americana), ma Dropbox stessa aveva esplicitamente approvato la versione Alpha di Boxopus nelle ultime settimane. E all’epoca non suonò alcun campanello di allarme, cosicchè gli sviluppatori continuarono a investire nel prodotto.
‘Dopo l’approvazione della versione Alpha, eravamo piuttosto sicuri che Dropbox accettasse il nostro servizio, così abbiamo profuso tutti i nostri sforzi nella sua ottimizzazione,’ ha dichiarato il fondatore Alex. ‘Ci sono voluti tre mesi per finire il prodotto con un team di cinque persone, per un investimento di 30 mila dollari.’
Condividi questo articolo con i tuoi amici di Facebook