Anche su Blogger arriva la censura su base nazionale

Da oggi, i blog della piattaforma Blogger potranno essere bloccati su base nazionale, per rispettare eventuali richieste di rimozione di contenuti per legge in nazioni nelle quali non è garantita la libertà di parola. Lo ha rivelato Google, proprietaria del più noto sito mondiale di blogging.
Questa mossa sembra coincidere con il recente annuncio di Twitter secondo il quale i tweet o i post potranno essere censurati in diverse nazioni su richiesta dei governi. La novità relativa a Blogger, in realtà, risale al 9 gennaio scorso, ma ha fatto molto rumore sulla rete solo a partire da martedì scorso.
Per gestire la censura dei governi, Google spiega che alcuni blog potranno essere re-diretti ad un diverso dominio nazionale. ‘Per esempio, se siete in Australia e state vedendo un blog del tipo [nomeblog].blogspot.com, potreste essere rediretti a [nomeblog].blogspot.com.au, sulla base della location del lettore.’
‘Questo ci consentirà di continuare a promuovere la libera espressione pur fornendo più flessibilità nell’accettare valide richieste di rimozione sulla base delle leggi locali,’ prosegue Google. ‘Utilizzando questo sistema, la rimozione dei contenuti potrà essere effettuata su base nazionale, limitando così l’impatto al numero più basso possibile di lettori.’
Secondo Amit Agarwal, un editorialista tecnologico del Wall Street Journal, questo sistema sarebbe già stato attuato in India. Nella prima metà del 2011, le agenzie governative in questo Stato hanno inviato a Blogger un totale di 39 richieste di rimozione di contenuti, 24 delle quali per ‘diffamazione’.
Un effetto collaterale di questo cambiamento, inoltre, è che tutte le pagine dei blog avranno in effetti due diversi indirizzi, il che potrebbe infuire sul ranking delle ricerche su Google. Fortunatamente per i blogger, tuttavia, Google ha dimostrato in passato di non temere la lotta contro certe leggi censorie.
E’ accaduto in Cina, dove dapprima Google aveva accettato le leggi locali per il blocco dei contenuti, ma dopo una disputa con il governo l’azienda abbandonò questa pratica e cominciò a redirigere i risultati di ricerca cinesi verso Hong-Kong per ridurre la censura.
gio 02/02/2012 da Fabrizio Corgnati in Blogger, Censura online.

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